Autori randagi e lettori senza casa

Lettera aperta agli autori

di Salvatore Giordano*

Gli autori sono diventati randagi. Non tutti ma la gran parte. Spinti al nomadismo dai comportamenti di quegli editori che incarcerano il cosiddetto mercato del libro nella logica del massimo profitto. Una logica  non più attenta alla qualità culturale delle proposte del proprio catalogo, ma solo ed esclusivamente alla massima profittabilità delle opere (appena) pubblicate.
Chi ha i mezzi, non solo economici, per costruire un catalogo di qualità (un catalogo che duri nel tempo, con opere che non si appassiscano ancor prima dello sfiorire di una stagione) non si cura più di farlo, spinto com’è dalla ricerca del guadagno più facile (e di immediato incasso) che ne comprime verso il basso la qualità e verso l’alto le tirature. Tirature alte per mero calcolo: di cento libri messi in commercio nella grande distribuzione organizzata, novanta e più saranno resi agli editori che nel giro di pochi messi li invieranno al macero. Un grasso signore, il macero, che si nutre — talvolta — del narcisismo di molti “autori a proprie spese” e della vanità di sedicenti editori che pubblicano, dietro lauto compenso, le loro discutibili opere (questo, però, è altro discorso e possiamo parlarne — se vi aggrada — in un’altra occasione). Ancor  più, il grasso signor Macero si nutre delle politiche editoriali mordi e fuggi: stampare centomila copie per venderne, se va bene, cinque o seimila. In questo quadro gli autori sono sospinti fuori della porta delle “case” editrici a cercare scampo per le loro opere  in altre case in grado di accoglierle seppur temporaneamente. Nessuna casa è, però, così grande da dar riparo a ogni randagio: “oggi mi avanza qualcosa e allora ti accolgo”, sembrano dire molti editori, ma, in genere, la porta rimane chiusa o sbattuta con forza in faccia non perché si sia letto e/o valutato negativamente un manoscritto, ma per il solo fatto che “i programmi editoriali per il futuro sono al completo”.  Sì al completo, perché non è cosa da poco gestire decine o centinaia di titoli di cui si stampano migliaia e migliaia di copie da promuovere, distribuire, tentare di vendere, trasportare nelle librerie e da qui, in una percentuale che supera il 90%, far tornare indietro fino all’editore e da questi al signor Macero, mentre magari dello stesso titolo (che il grasso signore sta ancora triturando fra i suoi denti meccanici) l’editore fa ristampare una edizione economica destinata alla stessa trafila della precedente edizione cartonata, ma con costi più contenuti e minori compensi per gli autori e i librai.

Il legittimo “cui prodest?” rigiriamolo così: chi ci rimette?

Molti (ambiente inquinato per il trasporto o alberi abbattuti per la produzione della carta a parte): primo fra tutti il lettore, ma pure l’autore non è messo bene. Il lettore viene privato della garanzia cui avrebbe diritto da una “casa” editrice: che questa sia, appunto, una casa.

Una casa? Un approdo rassicurante che abbia saputo e voluto investire in una “rosa” di autori e di testi scelti per le loro qualità intrinseche da ritrovare, magari, presso altre opere pubblicate dalla stessa casa e inserite nello stesso catalogo che per questo acquista riconoscibilità e si distingue da quello di un’altra (casa) editrice. L’autore che approdasse a
questa meta, si sentirebbe in un luogo sicuro, sebbene esposto agli eventi imponderabili che possono accadere in un qualunque porto: il lettore potrebbe riconoscerlo fra gli altri della flottiglia e distinguere la sua opera (la sua poetica, i suoi interessi artistici o scientifici o letterari, le sue proposte, i suoi singoli testi) dalle altre dello stesso catalogo cui dà impronta editoriale.

Esistono ancora di questi cataloghi? Che sappiano fornire garanzie di autorevolezza sugli autori e suscitino un sentimento di fiducia nel lettore riguardo alla qualità delle opere e delle collane che compongono il catalogo della “casa” editrice?

Forse no.

È mio proposito, nel collaborare alla direzione editoriale della nuova casa editrice “NULLA DIE”, agire in questo senso: verso la costituzione di una rosa di testi e di autori che sappiano “fare catalogo” nel desiderio di costruire un legame tra loro, un sodalizio fra gli autori e fra questi e la casa editrice e, in ultimo ma non per ultimo, sviluppare un rapporto di reciproca fiducia e riconoscenza con il pubblico delle lettrici e dei lettori. Ci vorrà del tempo, ma credo ne valga la pena.

È antieconomico? E chi se ne importa? Nulla die è solo una mini-impresa e non mira ad arricchirsi. Ciò che orienta la sua azione non è il profitto ma la ricerca di risultati soddisfacenti: risultati che diano soddisfazione ad autori, editore e, soprattutto, alle lettrici e ai lettori.

Le risorse? Con l’avvento degli e-book si sono dimezzate le spese di produzione del libro, mentre quelle di distribuzione si sono ridotte sensibilmente pur in presenza di una distribuzione davvero capillare che consente la diffusione di ogni libro elettronico presso tutti gli store al pari dei grandi gruppi editoriali.

E per la stampa dei libri cartacei? Solo tirature limitate, giusto per non trascurare quel lettore che non sa fare a meno del libro tradizionale composto di carta, inchiostro e consuetudini.

PS: Nulla die sta compiendo i primi passi (e primi tra i primi quelli di natura burocratica e organizzativa) per essere operativa fin da questa primavera. Se vuoi saperne di
più, visita il suo sito (benché provvisorio nella grafica, nei contenuti, e persino nell’indirizzo, contiene tutte le informazioni essenziali).

*Direzione Editoriale “Nulla Die”

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Autori randagi e lettori senza casa

  1. prcarmerina ha detto:

    un augurio a questo progetto e un imbocca al lupo!

    Mi piace

  2. Rossana Ianni Palarchio ha detto:

    A Nulla die un caloroso augurio da parte di una lettrice di libri cartacei, legata alla tradizione e che non sa fare a meno dell’oggetto libro. Da sfogliare, annotare, rivedere in uno sguardo d’insieme, come se si stesse ammirando un universo intero. Che tale sempre è un libro, se di qualità: un piccolo universo compiuto che si consegna ad una mente indagatrice. Che bello sarebbe se le tirature limitate dei libri cartacei di Nulla die fossero addirittura cucite e non incollate!!

    Mi piace

  3. nulladie ha detto:

    Grazie, Rossana.
    Stiamo facendo di tutto perché i nostri libri (tutti, anche quelli digitali) siano “un piccolo universo compiuto”…

    Mi piace

  4. enrico de lea ha detto:

    auguri, in bocca al lupo

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...